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Aggiornamento estivo sull’asistenza umanitaria

martedì 3 agosto 2004

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É passato del tempo dal nostro ultimo rapporto, e abbiamo buone notizie ruguardo un certo numero di progetti che vogliamo condividere con voi.

Aiutare i bambini che hanno bisogno di cure mediche.

Aiutare i bambini che necessitano di cure mediche che non possono ricevere negli ospedali Palestinesi, é diventata una delle nostre maggiori prioritá. Ogni volta incontriamo ogni membro delle comunitá che arriva portando un mucchio di fasce per appellarsi ai genitori che cercano di aiutare disperatamente i propri figli. Naturalmente noi assistiamo solo casi gravi - le altre persone possono recarsi presso gli ospedali Palestinesi per ricevere le cure mediche di cui necessitano. Siamo coordinati dal sostegno del Dr. Assli, dell’ospedale francese di Nazareth, che ha speso molto del suo tempo a prendersi cura dei bisogni medici di pazienti Palestinesi.

Amar Manasra é una bambina di sei mesi che vive con i suoi quattro fratelli e sorelle a Beni Naim, vicino Hebron. Amar era nata con dei problemi al cuore. Noi abbiamo raggiunto il Dr. Assli e insieme ci siamo organizzati per portare questa bambina all’ospedale Schneider di Israele.

A parte il coprire le spese mediche che dovrebbero altrimenti essere sostenute dai genitori, noi assistiamo le famiglie perché riescano ad avere un permesso di lavoro, cosí che possano accompagnare i propri figli all’’ospedale. Fin dal giorno di ammissione come membri della comunitá di NSWAS, Abdessalam Najjar e il Dr. Abdallah Haj Yihy guidano le famiglie ansiose all’ospedale.

Sorprendiamo sempre con il nostro lavoro i checkpoints quando li attraversiamo fra Israele e Palestina. Ad ogni modo, per quanto siamo pronti ad aspettarci ció che non ci aspettiamo, troviamo sempre un qualcosa di nuovo. In queste occasioni, i permessi sono un problema risolto in anticipo perché richiesti in tempo e "collezionati" da frate Muhammad Amar. Gli avevamo chiesto di chiamarci se per caso si fosse verificato verifica qualche problema (ma non avevamo ricevuto nessuna notizia, per cui erano solo buone notizie) e il mattino del 20 giugno, Abdessalam e Abdallah, hanno guidato 45 minuti per raggiungere il loro villaggio – un posto che é lontano anni luce da qui. Arrivati al checkpoint con la famiglia Palestinese, i soldati ci hanno detto che la madre non poteva passare: il permesso era per il giorno seguente.

Muhammad si era accorto del permesso, ma aveva pensato che nessun soldato, con buon senso, avrebbe visto onestá nell’errore e che avrebbe lasciato accompagnare la madre con il proprio figlio che stava ancora allattando. Il soldato allora disse che aveva un "piccolo capo" ( gergo dei soldati per dire che loro devono eseguire gli ordini che hanno ricevuto), e che avrebbero dovuto ottenere un nuovo permesso se volevano passare nella vicina base militare.

Ottenere un nuovo permesso richiedeva una operazione fra Ebrei ed Arabi. Presi con urgenza il telefono, Muhammad si alzó in piedi e dopo un’ora frenetica di trattative al telefono, e un’ansiosa attesa sotto il sole, il nuovo permesso fu ottenuto. Il funzionario disse ad Abdessalam e Abdallah che tutta la fatica fatta era inutile perché in situazioni di emergenza, come in quel caso, i soldati ai checkpoint devono semplicemente telefonare di persona per ottenere un permesso. Quando tornarono indietro, Abdessalam e Abdallah riferirono del loro futile lavoro al soldato che gli aveva dato come risposta "piccolo capo", il quale disse " lo sapevo –volevo solamente rendere un po’ piú difficile la situzione".

La permanenza all’ospedale fu piú agevole per tutti. Tutto lo staff era amichevole e professionale. Siamo stati accolti inizialmente dal dipartimento di cardiologia con l’aiuto di una infermiera che ci ha aiutato a sentirci a casa. L’operazione ebbe successo, e dopo tre giorni Amar poté tornare a casa.

In aprile abbiamo portato Malak Taiser, una paziente Palestinese che aveva delle ustioni e dopo una ricaduta, necessitava di cure nell’ospedale di Tel Hashomer.

Fin dalle prime cure, ha continuato con la fisioterapia, e i suoi progressi sono stati straordinari. Dopo una settimana di visite all’ospedale ha ottenuto dei permessi giornalieri per lei e la madre e con un mezzo di trasporto, abbiamo deciso di provare a realizzare una nostra idea.

Fra i genitori degli alunni della scuola di NSWAS, ci sono alcuni fisioterapisti professionisti. Essi volontariamente hanno deciso di lavorare con Malak nel villaggio. Cosí, per le seguenti settimane, ci siamo presi cura di lei due volte alla settimana.

Ad ogni visita di Sama Daoud, o di un’altra ragazza del villaggio, Malak era aiutata con la sua bicicletta. A questo seguiva una sessione di fisioterapia. Successivamente, la portavamo nella piscina per nuotare. Sono stati cercati dei volontari affinché l’andassero a prendere in auto nei vicini checkpoints (mezz’ora di viaggio in ogni direzione) per portarla a NSWAS per le cure di fisioterapia. Abbiamo lavorato cosí lontano, da sperare di continuare in questo modo durante l’estate. Malak sta cooperando felicemente con noi.

Nuovi contatti al villaggio di Khares

Una delegazione dell’associazione HAP ha lavorato nel villaggio di Khares nella West Bank, su richiesta di Issa Suf.
Nel maggio 2001, Issa fu colpito da una pallottola che lo paralizzó inutilmente durante una incursione dei militari nel suo villaggio. Nonostante sia disabile, Issa é un’ottimo attivista in un gruppo di pace. La sua storia include una lettera personale agli Israeliani, che é stata recentemente racconta al giornale Haaretz nel 2001.

Come passato istruttore di sport, Issa ha un l’ambizioso piano di stabilire un centro di riabilitazione per disabili, molti dei quali sono diventati zoppi durante l’Intifada. Alcuni centri esistono in alcune cittá Palestinesi, ma nessuna in questa area, con il risultato che le condizioni fisiche e psicologiche delle persone disabili, tendono a peggiorare, motivo per il quale rimangono a carico delle proprie famiglie.

Le intenzioni del centro sono quelle di voler riabilitare le persone socialmente e psicologicamente. I membri della commissione dell’HAP, Abdessalam Najjar and Dorit Shippin, si incontrano con Issa e discutono del progetto e delle idee sul come trovare fondi, e trovare strategie per raggiungere questo desiderio.

Mentre il gruppo era in Khares, Dr. Abdallah Haj Yihya aveva incontrato il padre di una bambina di tre ani che stava soffrendo per un fallito trapianto di rene, e che era in attesa di uno nuovo. Il caso di Lina era complicato fin da quando era stata operata negli ospedali Palestinesi, che non possono compiere questo tipo di operazione, e in Israele era praticamente impossibile. Anche la sua etá era un problema, non tutti gli ospedali sono preparati per il trapianto di un rene da un adulto a un bambino. Se un donatore fosse trovato, forse potrebbe effettuare l’oprazione in Italia. Nel frattempo, il Dr. Abdallah Haj Yihya ha ottenuto la possibilitá di procedere ad un trattamento di dialisi per un ragazza all’ospedale di Al Mukassad all’Est di Gerusalemme.

Il dottor Haj Yihaya ha incontrato Ilham, una giovane donna che soffre di epilessia, che non sta rispondendo bene alle cure che le sono state prescritte per la sua condizione. Le abbiamo cosí fornito delle differenti medicine e detto che con tali medicine, potrebbe migliorare. Le nuove medicine la stanno aiutando, e le abbiamo fornito un’altro pacco, che le dovrebbe bastare per i prossimi mesi.

Workshop per lo staff di medici Palestinesi e Isareliani

Grazie alle donazioni dall’Australia di Austcare, é stato pianificato un workshop per lo staff di medici Palestinesi ed Israeliani. La Scuola per la pace sta conducendo un lavoro di collaborazione con HAP. Stiamo organizzando degli incontri, che includeranno momenti di dialogo e training professionali.

La nostra comunitá

Ci sono piú di trenta persone, sia Arabi che Ebrei, giovani e meno giovani, che aiutano in diversi modi la missione di HAP. Come giá detto, il lavoro talvolta include anche il coinvolgimento dei genitori della scuola, fra i fisioterapisti abbiamo anche dei volontari che aiutano Malak con le sue cure. Siamo anche molto riconoscenti della cooperazione, generositá e di tutto ció che lo staff della piscina e della guesthouse di NSWAS ha fatto per noi.

Questo lavoro é talvolta frustrante e non incoraggiante, ma la prontezza di cosí tante persone, la loro abilitá nell’essere d’accordo insieme nella nostra missione, e il fatto che il lavoro é condotto volontariamente, continua a farci sentire uniti.


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