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Esperienza di una volontaria a NSWAS

by Rosa Blumenfeld

sabato 15 maggio 2004

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Da due mesi e mezzo, sono una volontaria qui a Nevé Shalom/Wahat al-Salam. Sono arrivata in Israele prima di questa esperienza per trascorrere alcuni mesi come studentessa all’Universitá Ebraica di Gerusalemme. L’occasione che mi ha portata a conoscenza del villaggio é stata una conferenza tenutasi presso lo stesso, riguardo "Religione, identitá sociale ed educazione fra Arabi ed Ebrei in Israele". Ho iniziato la successiva settimana a essere una volontaria a NSWAS.

Sono stata la prima volontaria a lavorare nell’ufficio delle Pubbliche Relazioni come assistente del corrente direttore, con il gruppo coordinatore, facendo pulizie, eseguendo strani lavori che dovevano essere fatti. Ero molto eccitata per questa nuova opportunitá, ma anche un po’ ansiosa. Nella mia mente avevo moltissime domande: il mio lavoro sará abbastanza soddisfacente da farmi rimanere qui per un lungo periodo? Piaceró alle persone? In cosa consisterá esattamente il mio lavoro? Come appariró agli altri volontari? etc. etc.

Inoltre pulire i bagni é un’ottima motivazione per andare in un nuovo luogo, ma sono venuta qui perché mi sono identificata in questa ideologia. Sapevo che il lavoro sarebbe stato duro ma stavo cercando un qualcosa di nuovo da fare. Mi torna ora in mente che ci sono state abbastanza cose da pulire qui, un processo che ho "sperimentato" numerose volte, e che non ho dubbi, sperimenteró fino alla fine della mia permanenza. Con tutto ció sono entrata in una nuova routine: domenica e martedí erano giorni di lavoro nell’ufficio delle PR, e lunedí, mercoledí e giovedí erano giorni di pulizia. Per due giorni indossavo abiti carini con i quali ero presentabile in ufficio, e negli altri tre indossavo pantaloni sudati e larghe t-shirts.

Il lavoro nell’ufficio delle PR consisteva nel tradurre, scrivere e-mails, scrivere lettere di ringraziamento oltre che fare ricerche on-line riguardo i potenziali beneficiari per NSWAS. Lavorare con il Gruppo Coordinatore, consisteva anche nel pulire l’intero edicifio dove sono collocati gli uffici, preparare l’auditorium per i gruppi di visitatori, (compresi i bagni) ed effettuare altri lavori connessi all’interno e all’esterno dell’ufficio. Ci ho impiegato un po’di tempo per prendere il giusto ritmo del lavoro. Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato un lavoro fisico e duro, cosí ho lottato con esso fin dall’inizio e piano piano, come sempre accade, la mia andatura si é velocizzata, ho preso il giusto ritmo e ho iniziato a sentire piú facile questo lavoro. C’é stato il “giorno delle finestre”, cosí nominato perché ho pulito i vetri esterni dell’uffico cosí come quelli dell’auditorium. Poi é venuto il “giorno della scopa” dove ho spazzato tutto ció che era visibile dall’interno dell’ufficio all’esterno e cosí anche per l’auditorium. Ci sono state anche giornate di in cui ho dovuto alzarmi presto per preparare il rinfresco e il materiale per i gruppi che sarebbero arrivati, e una volta finite le visite ho dovuto sistemare le strutture. Questo si complicava quando piú di un gruppo arrivava nel villaggio nello stesso giorno, specialmente se nessuno di essi era in orario.

Molte ore le ho trascorse con i volontari e le persone della mia etá del villaggio. Ero invitata per un caffé, cena, o solo per una chiaccherata. Entro poche settimane sono stata adottata da una famiglia del villaggio come una figlia, e ora sono molto legata ad essa. Sono stata alla festa per il Purim, al Kibbutz Nachshon con i giovani ragazzi del villaggio e gli altri volontari. A volte tornavo a casa da lavoro e avevo solo il tempo di sedermi, leggere e sentivo di non avere il tempo di uno studente a tempo pieno e di visitare le persone. Avevo anche iniziato a frequentare la classe di aerobica con le donne del villaggio. Nel week end, normalmente lasciavo il villaggio per andarea trovare amici in tutte le zone del paese, o mio padre che abita qui, o stavo qui a rilassarmi. Andare fuori dal villaggio di NSWAS era un po’complicato, ma “simpatico” perché portava una varietá alla routine giornaliera.

Prima di conoscere il villaggio, ero venuta qui con l’idea di starci un mese, poi due, e ora mi avvicino al terzo. So bene che i lavori che sono stati fatti differiscono fra di loro, ma ho imparato molto del villaggio, e di me stessa come persona. Ho capito che benché questo villaggio sia fondato su una ideologia, non é perfetto. E’ una comunitá che ha i suoi problemi, i suoi disaccordi, e una sua politica come tutti gli altri villaggi, ed é giusto che sia cosí. Benché due diffrenti popolazioni vivano qui, insieme, la linea che ogni tanto divide la comunitá intorno a certe problematiche, non é basata sulla religione o sulla nazionalitá, ma anzi su ció che sono le persone e sulle loro opinioni. Una delle cose piú interessanti che ho trovato qui, é stato di parlare con i Palestinesi, e sentire relamente cosa hanno da dire, un processo che di cui non avevo mai avuto realmente l’opportunitá di sentire, un processo che non avevo mai potuto affrontare prima come Ebrea del Canada, anche se avevo vissuto in Israele per un breve periodo quando ero bambina. Sono anche venuta a conoscenza riguardo le negative azioni del governo nei confronti di questo luogo. Le conseguenze che possono essere viste nel fatto che tutto ció che si trova in questo luogo, é creato grazie a fondi privati. Il governo Israeliano provvede a dare alcuni fondi, ma non abbastanza sufficienti affinché il villaggio possa sostenersi. É stato difficile per me realizzare che il governo di uno stato in cui credo possa avere un atteggiamento cosí negativo nei confronti di un posto come Neve Shalom/Wahat al-Salam. Ho anche imparato dagli avvenimenti accaduti nel villaggio, che mirano ad una pacifica coesistenza, come le attivitá che sono svolte nella Scuola per la Pace, i lavori della scuola elementare, e media e della Doumia/Sakina. Ho anche imparato circa la storia di questo luogo, e dei problemi correnti nel villaggio.

Dopo circa tre settimane che sono arrivata qui, una giovane ragazza del villaggio é morta, la figlia di una delle prime famiglie che sono giunte nel villaggio. Sono stata al funerale anche se non conosco personalmente la famiglia, ma ho pensato che fosse importante per essa sentire il supporto dell’intera comunitá. Una comunitá di cui, ora, sento di fare parte. E stato molto brutto vedere il dispiacere della famiglia e della comunitá ma é stato anche molto commovente vedere come il villaggio sia arrivato insieme e abbia aiutato questa famiglia in un momento tanto dificile. Ció mi ha ricordato che quando qualcuno prova dolore, gli esserei umani sono in grado di manifestare molto amore e supporto agli altri. Un messaggio che é anche cosí essenziale nell’idea su cui si basa questa comunitá. Ora che sono trascorsi quasi tre mesi, e se rifletto sul tempo trascorso qui, ho capito che perfino questo posto ha imperfezioni, é importante tenere a mente esattamente questo fatto che é rilevante, ricordarsi di ció, una rilevanza che non viene fuori dal nulla. Se mi guardo intorno, e penso alla situazione del medio Oriente e di Israele, vivere qui a Neve Shalom/Wahat al-Salam da a me la speranza che il futuro di Palestinesie ed Ebrei, puó essere splendidamente uno.


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