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Noi, il cambiamento che vogliamo nel mondo.

lunedì 25 ottobre 2004, di Sara Grassi

23 Agosto 2004 - 22 Novembre 2004

Sono arrivata a NSWAS per casualitá, o forse per un insieme di coincidenze che mi hanno accompagnata per tutta la vita, e di cui non me ne sono accorta fino a quando non mi sono fermata un tardo pomeriggio, a pensare in questa terra circondata dai colori del sole al tramonto...un sole e dei colori che si possono trovare solo in questa parte del mondo. Basta poco per far sí che le persone si mobilitino: a me é bastato un incontro tenutosi lo scorso dicembre a Firenze con una delegazione di bambini provenienti dal villaggio le cui parole dette sono state decisive poiché differenti da quelle che possono essere pronunciate da bambini italiani.

Quanto segue sono mie riflessioni riguardo a ció che ho vissuto, sentito, provato qui in questi primi mesi, e che ho potuto vivere meglio grazie a una conoscenza e preparazione universitaria indirizzata proprio nel settore dei conflitti e della pace. É difficile parlare della mia esperienza "lavorativa" a NSWAS come volontaria, piuttosto come credo possano testimoniare tutti i volontari, é meglio parlare di una esperienza di vita che arricchisce e fa crescere, oltre che far capire quanto ognuno di noi, se realmente lo vuole, puó fare qualcosa e realizzare ció in cui crede.

Questi tre mesi che sto trascorrendo non sono soltanto un’eseperienza legata ai miei studi nel campo della pace, della mediazione e gestione dei conflitti, ma é anche una esperienza che sentivo di dovere fare qui in Israele dove contraddizioni, assurdi, vita e spiritualitá sono le prime impressioni che ho avuto di questo luogo.
NSWAS é una eccezione, una conferma che pone fine agli assurdi e alle contraddizioni di un paese dove il conflitto é solo una sua componente, perché al contrario dell’ideologia diffusa in gran parte dell’Europa, Israele é anche vita, non é solo attentati, ma é fatto anche di tentativi e di sfide che tentano di portare pace in questo luogo, che data la sua storia dal punto di vista religioso, dovrebbe proprio essere un punto di incontro culturale.

In questo villaggio dove le persone vengono a vivere insieme per scelta, dove i vicini di casa di sera si trovano in qualche giardino a bere tisane, e a parlare delle proprie vite, aspettative, dove le persone credono in quello che fanno, credono nella sfida che NSWAS pone in Israele, i ragazzi e le ragazze crescono insieme a forti idee di convivenza, di coscienza di essere degli esseri umani, prima ancora di essere un gruppo in particolare pur mantenedo la propria identitá.

Essere una volontaria in questo villaggio significa svolgere dei compiti che pur non essendo di particolare interesse, ma di aiuto alla comunitá, consentono talvolta di stare a contatto con la gente del posto durante le ore lavorative, di vivere insieme questa esperienza, e di entrare in un qualche modo a fare parte della comunitá stessa che ti adotta e si mette a tua disposizione per qualsiasi necessitá.

I lavori che sto svolgendo qui, sono lavori che agli occhi di molti miei coetanei sono "pazzeschi" poiché si tratta, nel mio caso di occuparmi della sezione dell’ufficio amministrativo, attraverso la pulizia dei diversi uffici, l’organizzazione e pulizia dell’auditorium per l’accoglienza dei gruppi, e la traduzione del sito dall’inglese all’italiano. Certo sono lavori che non comportano una grande partecipazione e coinvolgimento con la vita organizzativa e decisionale del villaggio, e possono apparire poco "produttivi" (del resto chi viene come volontario non é un membro di tale comunitá, per cui non puó aspettarsi di prendere decisioni) ma permettono di sentirsi realmente utili a qualcuno e di poter conoscere cosa ha creato e modellato questo villaggio.
Significa anche poter partecipare a brevi gite (in qualche affascinanete luogo di Israele) che durano qualche giorno e per esempio dormire sotto le stelle in riva al mare, visitare il deserto o qualche parco naturale, oltre che poter vedere le differenze e le unioni fra i ragazzi che partecipano a tali attivitá e stabilire con loro dei forti legami.

Per me questo luogo é stato ed é una sorgente dove posso cogliere e conoscere quelle differenze culturali e di pensiero che da sempre stavo cercando: differenze che ho condiviso spesso in lunghe chiaccherate sui balconi e terrazzi di qualche casa circondati dall’affascinante paesaggio di questa terra, in passeggiate a Gerusalemme o sulla spiaggia di Tel Aviv oltre che in semplici caldi pomeriggi passati in piscina, nonché luogo di incontro per tutti i giovani e non del villaggio e delle vicinanze.

NSWAS é davvero un’oasi di pace: qui il conflitto non si sente quanto all’esterno, anche se i problemi fra le due popolazioni ci sono e non vengono nascosti; ma esistono proprio perché sono due popolazioni che nonostante le differenze che sono la loro ricchezza (poiché portano quotidianamento un confronto con ció che é diverso) non significa che esse siano un ostacolo alla convivenza. Qui non si trovano barriere fra gruppi di arabi ed ebrei, i gruppi qua sono misti poiché non esiste la paura dell’altro che ce lo fa percepire come estraneo e quindi come un "qualcosa" di cui non si conosce (volontariamente) nulla ponendo cosí un muro relazionale di difesa che impedisce quel primo contatto che stabilisce una relazione.

In questo luogo ci si sente come a casa. Ci sono persone che hanno voglia di raccontarti la loro esperienza, la loro vita, che a differenza di quanto accade spesso in Italia, sanno chi é il proprio vicino di casa perché ci parlano insieme, che sanno cosa é un conflitto, come curarlo e gestirlo senza negarlo o sfuggirgli, che sanno cosa vuol dire empowerment perché l’hanno messo in pratica.

Ho avuto la fortuna di capitare in Israele in un momento in cui sono celebrate numerose festivitá ebraiche che mi hanno dato la possibilitá di conoscere questa cultura di cui non conoscevo molto, oltre che a "sperimentare" l’ospitalitá delle famiglie del villaggio che per tali ricorrenze hanno invitato me e gli altri volontari nelle proprie case. Non ha importanza a quale religione appartieni, l’importante é esserci e stare insieme in questi momenti che per "una parte" sono importanti, e che diventano ancora piú importanti se "l’altra parte" partecipa e li condivide con me. Cosí dalla condivisione nasce la conoscenza della differenza, l’amicizia e il rispetto per ció che prima non si conosceva e che magari faceva paura...

Ho anche avuto la fortuna di incontrare alcuni volontari che hanno vissuto questa esperienza negli anni passati, e ho potuto leggere nei loro occhi mentre ricordavano quegli anni, la stessa gioia, e le stesse emozioni che sto provando io. Sembra che ci sia un qualcosa che affascini tutti coloro che vengono a contatto con NSWAS. E credo che questo fascino, questo qualcosa derivi proprio dalla messa in pratica di quanto (ricordando le parole di alcune mie letture) Gandhi ha detto: "siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo". Ebbene qui NSWAS e le persone che ci vivono sono quel cambiamento che vogliono vedere nel mondo e prima ancora nella loro terra affinché tutto Israele possa realmente essere un’oasi di pace.


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